Vasco Rossi non è soltanto un grande artista italiano. La sua musica, le sue canzoni, sono conosciute anche a livello internazionale. Il suo è uno stile che ha contaminato la lingua italiana, tanto che molti vocaboli, o frasi delle sue canzoni, sono diventate di uso comune. E così che nell’ambito della XIX Settimana della Lingua Italiana nel Mondo all’Istituto italiano di Cultura La Valletta di Malta ci sarà una conferenza sul pop italiano. Chiaro già il titolo dell’incontro “Musica | “This is my radio / My radio star”. Vasco Rossi: dalla radio allo stadio”.

A parlare di questo tema, mercoledì 23 ottobre alle 18.30, sarà la dottoressa Irene Incarico, visiting senior Lecturer dell’Università di Malta. E per saperne di più su sull’argomento, ne abbiamo parlato proprio con lei, che ci ha anticipato i temi più importanti che verranno trattati.

Vasco Rossi dalle radio agli stadio

Il “Blasco”, nome con cui è noto ai suoi fans e non solo, Vasco Rossi, è uno degli artisti che hanno maggiormente influenzato la storia della musica italiana, negli ultimi quarant’anni. Dall’epoca delle sperimentali “radio libere” fino alla fruizione musicale digitale di oggi. Il “provocautore” come ama definirsi lui stesso, è stato capace con i suoi testi di esplorare i tanti aspetti mediatici dell’universo musicale e dei suoi linguaggi. Lui è stato tra i protagonisti della musica italiana: prima come disc jockey, da giovanissimo, poi nella pubblicazione di libri, DVD, colonne sonore. Ha realizzato più di 250 brani musicali. Non si può far altro che affermare che i suoi testi sono diventati punto di riferimento per intere generazioni. E soprattutto hanno dato vita ad un nuovo approccio linguistico alla canzone d’autore.

Vasco Rossi e l’impatto delle sue canzoni nella società

Se si considera la carriera di Vasco Rossi nella sua interezza – spiega Irene Incarico -, potremmo parlare di un impatto che si è fatto sentire principalmente negli anni Ottanta e Novanta, ma che tende a persistere ancor oggi, seppur affievolito”. “Il Vasco ribelle e controcorrente – aggiunge – si è da tempo trasformato in una figura molto meno aggressiva, più ortodossa, nazional-popolare e quasi ‘family-friendly’ (con tutto ciò che ne consegue a livello di opinione pubblica), ma l’influenza delle sue canzoni e apparizioni storiche non si è arrestata”. La dottoressa Incarico rileva come la quantità di locali chiamati “Roxy Bar” presenti in Italia, ispirati alla sua canzone “Vita spericolata” ne sono un concreto esempio.

Irene Incarico, docente dell'Università di Malta relatrice al convegno su Vasco Rossi
La dottoressa Irene Incarico, visiting senior Lecturer dell’Università di Malta

Vasco Rossi, le citazioni storiche

“Il ricordo delle sue “Bollicine” (sarcastico omaggio al linguaggio pubblicitario) – dice – fa ancora interrogare i fan sulla veridicità della presunta citazione in giudizio da parte della Coca-Cola (vicenda smentita dallo stesso Vasco)”. “E l’irriverenza dell’interpretazione sanremese di “Vado al massimo”, eseguita da un giovanissimo Rossi spettinato – sottolinea -, in t-shirt e giubbotto di pelle, ha sdoganato per la prima volta una certa ‘trasandatezza’ rock and roll nell’allora inviolato tempio della canzone italiana, eleganza e sfarzo inclusi”.

Il linguaggio di Vasco Rossi come provocazione: le influenze nella lingua italiana

La dottoressa Incarico cita il termine “provocAutore”, con il quale lo stesso Vasco si è autodefinito. “Un autore di provocazioni, dunque, non più tanto in senso tematico – spiega -. Sono abbastanza lontani i momenti in cui i suoi testi non esitavano a tirare in ballo sesso, droga e alcol. Ormai largamente presenti in svariati generi musicali. Quanto piuttosto a livello propriamente linguistico, sintattico e grammaticale”.

Le “sgrammaticature” nelle sue canzoni

Vasco – aggiunge – proviene dall’esperienza della radio libera (il suo esordio musicale, come disc jockey, è legato alla Punto Radio dello storico processo sul monopolio dell’etere). E ha portato nella canzone italiana il parlato radiofonico, il parlato della gente, con la sua immediatezza sgrammaticata”. Un esempio, sottolinea Incarico, il suo “mancato accordo verbale all’interno del brano “Un senso” del 2004”, vistoso errore. Esso “ci dimostra che la finalità comunicativa di un testo di canzone è come la licenza poetica, permette tante cose. La citazione “anche se tante cose, un senso non ce l’ha”.

Vasco Rossi ai tempi del suo debutto nella musica
Foto tratta da Wikipedia

La canzone d’autore nel linguaggio parlato

“Con l’espressione ‘canzone d’autore’ – spiega Incarico -, oggigiorno, è possibile identificare una pletora di generi e sottogeneri. Tanto vasta da rendere piuttosto difficile dare una risposta generalizzata, figuriamoci univoca”. “Certi cantautori da sempre considerati ‘di sinistra’ – aggiunge – come Francesco De Gregori o Fabrizio De André (ma anche band di punk italiano come i CCCP-Fedeli alla linea) hanno decisamente avuto un forte influsso sul linguaggio di certi gruppi/movimenti italiani giovanili (e non solo)”. Molti titoli e testi di canzoni ‘storiche’ e da classifica, ribadisce la dottoressa Incarico, (da Modugno a Morandi, passando per Battisti) sono entrati nel linguaggio corrente e sono divenuti stereotipo. Un fenomeno, forse dovuto a un progressivo allontanamento dei giovani dalla canzone d’autore ‘tradizionale’, che sembra diminuire progressivamente.

Il linguaggio a Malta

L’offerta di intrattenimento proveniente dalla Rete – rivela – tende a indebolire il legame tra le nuove generazioni. Il loro linguaggio e i cantautori classici italiani, facendo propendere i giovani per generi musicali stranieri”. Lo stesso vale per Malta, dove un tempo la TV italiana (e di conseguenza la musica leggera) “aveva un impatto notevole non solo sul linguaggio – osserva – ma anche sulla cultura e sull’apprendimento dell’italiano tout court”. “Oggi risulta essere un fenomeno in lenta ma costante discesa – aggiunge -. Le influenze linguistiche provengono da altre fonti, principalmente anglofone, complice l’immediatezza della fruizione online”.

Il linguaggio giovanile “uno specchio dei tempi”

Abbiamo chiesto alla dottoressa Incarico, nella sua esperienza di insegnante, in che modo sia cambiato il linguaggio dei giovani negli ultimi anni. “Per rispondere a questa domanda – ironizza – ci vorrebbe una tesi. O una monografia. O addirittura un’équipe di ricerca”. “Cercando di semplificare – dice -, potremmo affermare che il linguaggio dei giovani è, da sempre, una sorta di specchio dei tempi. E un laboratorio di decostruzione e ricostruzione sintattica, di produzione di calchi dalle lingue straniere. Nonché una fucina costantemente attiva di neologismi”.

Gli esempi più concreti

Un calderone di magma semantico e stilistico in continua ebollizione, lo considera, che non manca mai di “far inarcare le sopracciglia” delle generazioni più adulte. “Ogni decennio ha avuto il suo specifico ‘casus belli’ – osserva – basti pensare all’adagio “è colpa della radio”, a cui segue “è colpa della TV”. Investendo poi i fumetti, i cellulari, i cosiddetti youtuber, influencer et similia. E ogni generazione ha portato avanti, con maggiore o minore impatto, la propria personale rivoluzione linguistica. Per poi crescere e passare dall’altro lato della barricata, gridando “o tempora, o mores””.

Tra i giovani

I tempi cambiano, quindi e anche i linguaggi. “I giovani masticano le novità che la società offre loro – aggiunge -, le digeriscono e le risputano sotto forma di nuovi termini e nuove espressioni. È un fenomeno in continuo fermento, in costante evoluzione. Dopotutto si tratta di un meccanismo analogo – in piccolo – a quello che ha trasformato a suo tempo il latino nelle attuali lingue romanze”.

I cambiamenti negli anni

“Gli anni Settanta del gergo mutuato dalla lotta di classe (complici la contestazione e la vivacità della politica giovanile) – dice -. Gli Ottanta dello slang dei paninari (complice la prima grande ondata di interesse da parte dei ragazzi per un preciso tipo di moda firmata). I Novanta e la famigerata lingua dei ‘messaggini’. Complice la diffusione dei primi telefoni cellulari economicamente abbordabili e della tecnologia che ha introdotto il rivoluzionario short message service. I primi Duemila dominati dall’‘informatichese’, complice la democratizzazione del computer. E poi la parlata “swag” odierna, ispirata all’universo della trap e dell’hip-hop, complice l’approdo di questi generi musicali al circuito commerciale). Ogni decennio plasma il suo frasario”.

Le canzoni oggi non restano nella storia della musica

Ci sarebbe allora una canzone di Vasco capace di restare nella storia? “Nel mondo pre-YouTube e pre-Spotify – dice – ovvero – per intendersi – all’epoca delle chitarre sulla spiaggia, in molti avrebbero senz’altro risposto “Albachiara”, “Siamo solo noi” o “Vita spericolata” (allora, non a caso, nel repertorio più frequente dei principianti dello strumento). Ma in un panorama attuale, dominato dall’obsolescenza programmata della musica ‘leggera’, dallo strapotere mediatico dei talent show e dalla pervasiva fruizione tramite la volatile (in senso lato) combinazione streaming+altoparlante Bluetooth, è ancora possibile parlare di canzoni in grado di restare nella storia, se non all’interno di nicchie generazionali e nell’underground?”

Federica Puglisi

Autore: Federica Puglisi

Giornalista professionista dal 2009, una laurea in lettere moderne e un master nel cassetto. Questa sono io: una passione profonda per la scrittura come per l’arte in tutte le sue sfaccettature. Collaboro da anni con varie testate giornalistiche locali e nazionali e amo raccontare dei luoghi e della gente. Mi occupo di comunicazione per enti pubblici e privati, ma sono poco incline alla “mania” dei social. Se potessi tornerei alla penna e alla carta, come si faceva un tempo.
Vasco Rossi, un artista che ha influenzato il linguaggio parlato ultima modifica: 2019-10-21T08:10:06+01:00 da Federica Puglisi

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