No Need To Sparkle, Non c’è bisogno di brillare nel Padiglione Malta della Biennale Arte 2026 alle Artiglierie dell’Arsenale a Venezia, in linea con i Minor Keys che danno il titolo alla 61. edizione dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale: “Perché l’arte – spiega la curatrice Margerita Pulè – è anche alla ricerca delle molteplici verità dettate da un mondo in continuo mutamento. Il Padiglione vuole essere un invito alla riflessione sul significato della realtà, e su quale sia la verità oggi”. “In un’epoca di Intelligenza Artificiale – aggiunge uno dei tre artisti del Padiglione, Raphael Vella – ci si interroga su quale sia la vera verità”.
La collettiva No Need To Sparkle
Il titolo del Padiglione di Malta 2026, No Need To Sparkle, è tratto dal saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sè. E nel contesto della Biennale vuole riconoscere una contemporanea coesistenza di molteplici voci e punti di vista. Tre gli artisti presenti: Adrian MM Abela, Charlie Cauchi e Raphael Vella. Con le loro video creazioni hanno in comune “Una preoccupazione per l’autenticità – sottolinea la curatrice – l’autodeterminazione post coloniale e la creazione di miti. Varie sono le fonti di ispirazione: materiale d’archivio, cinema, cultura popolare, testi storici e spirituali”.

La composizione di Adrian MM Abela, Declaration of Dependence (A game of Surrender), mette al centro la personificazione di Malta. Davanti al mare, sulla spiaggia, una donna di spalle. “Rappresenta Melita – spiega Margerita Pulè – simbolo di Malta ma simbolo anche universale della donna. L’artista usa questa immagine per dirci che la verità non è mai chiara”. Appena un visitatore mette piede sul tappeto posto di fronte, Melita si gira e fornisce dichiarazioni sempre diverse, mettendo in discussione i concetti di nazionalità e indipendenza. Aggiunge la curatrice: ”Un simbolo non di indipendenza ma di dipendenza, come recita il titolo”. C’è anche un tavolo con otto monete che girano in continuazione mettendo in evidenza entrambe le facce, immagine di un futuro anche questo incerto.

Charlie Cauchi con la sua installazione, Dolce, prende spunto dalla cinematografia. “Ispirandosi a due film famosi – è la curatrice a spiegare – Dolce vita di Fellini e Il Gladiatore di Scott. E’ un affresco ispirato alla storia del cinema. La prosecuzione dell’indagine dell’artista su Malta intesa come scenografia, tra realtà e finzione, con un linguaggio spesso surreale. L’opera parla dell’industria cinematografica, di come gli altri usino il nostro Paese per raccontare le loro storie. A fianco una scultura di cioccolata di Russel Crowe come gladiator che le ha ispirato questa creazione”.

La terza opera, Praying for a Revolution That Will Never Come, di Raphael Vella, racconta storie di protesta negli ultimi 100 anni a Malta. Spiega Raphael Vella: “Nel 1919 ci fu una protesta dei maltesi contro gli inglesi che spararono e uccisero alcune persone. Era il 7 giugno, ed è una data che ancora oggi si ricorda a Malta. Circa 100 anni dopo, nel 2017, le proteste sono tornate in strada per l’uccisione della giornalista Daphne Caruana Galizia. La mia opera è legata alla protesta sociale. Cento anni fa era contro gli inglesi, oggi la violenza si manifesta tra noi”. L’opera consiste in un’animazione con due schermi che mettono insieme scene tratte da un secolo di manifestazioni maltesi. Al visitatore scegliere lo schermo più significativo.

A fianco un blocco di poster e striscioni compressi come quando la carta viene riciclata: “Le proteste compresse in questo blocco rappresentano la censura, ma anche il riciclaggio e quindi la speranza di rigenerazione”.
Alla 61. Biennale Arte (aperta fino al 22 novembre) il Padiglione di Malta fa domande con risposte aperte. Seguendo tre fili conduttori diversi: il nazionalismo, l’utilizzo che di Malta viene fatto dall’industria cinematografica, i conflitti di ieri e di oggi nella società maltese. Partendo da qua, conclude la curatrice, “’No Need To Sparkle’ propone il dubbio: non come un limite ma come un’opportunità, che fa discutere e apre nuovi mondi”.
(foto in evidenza: di Adrian MM Abela, Charlie Cauchi e Raphael Vella)





