“Malta e il suo arcipelago rappresentano il vero ombelico, il cuore antico del Mediterraneo. In queste isole, per qualche motivo ancora poco conosciuto, si sono sviluppate delle architetture molto molto antiche, fra la fine del quinto e il quarto millennio avanti Cristo. Strutture incredibili che ancora oggi sono difficili da spiegare. Ci riferiamo a circa seimila anni fa”. A parlare è il professor Massimo Vidale, docente di Archeologia all’Università di Padova, affascinato dalla Malta preistorica e dei resti straordinari che fanno di questo arcipelago al centro del Mediterraneo uno dei centri pulsanti delle civiltà che poi si sono sviluppate attorno a quest’area.

Massimo Vidale
Archeologo professor Massimo Vidale

“Il Neolitico – continua il professor Vidale – è il periodo in cui le comunità umane diventano stanziali, cominciano a coltivare le piante e ad addomesticare gli animali. Sembra che tale trasformazione, epocale nella storia della civiltà umana, a Malta sia durata a lungo e abbia veramente sagomato i modi di vita di queste popolazioni per millenni”.

Perché proprio a Malta e non in altre isole o sulle zone costiere che si affacciano sul Mediterraneo?

Malta è una cosa unica al mondo, non sappiamo ancora bene perché … Diciamo che Malta è vicina alla Sicilia, a metà strada tra la penisola italiana e l’Africa, come è a metà delle rotte tra l’oriente e l’occidente del Mediterraneo. Sicuramente è un luogo dove la gente approdava e si fermava per scambiare materiali preziosi, informazioni … Questo intreccio tra la presenza di terreni coltivabili, fonti d’acqua e possibilità di scambi commerciali si è rivelato molto favorevole allo sviluppo della vita civile. E con ciò anche a tutto quello che oggi ci impressiona di più. A Malta ci sono forme d’arte, architetture scavate nella roccia, megalitiche. Ma anche costruzioni templari in parte dedicate al culto della dea madre, in parte a culti funerari molto complessi. Oltre ai templi, a Malta ci sono ipogei, strutture simili a catacombe, con camere coperte di pitture astratte”.

Queste testimonianze sono tuttora visibili?

Certo. Si tratta di simboli astratti, immagini geometriche, spirali, disegni che avevano un significato specifico probabilmente legato ai riti funerari e ad idee sul mondo ultraterreno dei defunti. Ci sono camere di sepoltura collettiva come se queste comunità cercassero in qualche modo di essere rappresentate quasi più dopo la morte che non in vita. Quindi una cosa veramente affascinante”.

Che rapporto hanno questi megaliti “mediterranei” che si trovano nell’arcipelago maltese con quelli, forse anche più noti, del nord Europa?

“Quelli di Malta sono in generale molto più antichi. Rappresentano il cuore del fenomeno megalitico che poi troviamo anche nelle coste della penisola iberica e più oltre, a nord fino alle isole britanniche. Un fenomeno unico per l’archeologia, con degli aspetti ancora difficili da capire. Anzitutto a Malta, oltre a queste costruzioni, ci sono anche forme di statuaria di dimensioni che non hanno confronti con nulla che conosciamo.

Tarxien Temples

Statue veramente molto grandi di divinità femminili. Addirittura statue mobili, fatte di parti che si componevano. E’ la ragione per cui una delle teorie su questi templi sotterranei di Malta è che queste figure animate venissero usate come dei burattini semoventi nell’oscurità. Forse così le persone che entravano nei templi ne percepivano un’impressione di soprannaturale vitalità, mentre ricevevano dei responsi”.

Quindi, anche se parliamo di tempi antichissimi, si tratta di civiltà che avevano una loro complessità?

Assolutamente sì. Nel Neolitico, da quando l’uomo adotta definitivamente un modo di vita sedentario, nei primi villaggi permanenti, c’è ormai ben poco di primitivo. Ci sono già molte delle radici della nostra vita civile. L’inizio della differenziazione sociale, lo sviluppo di tecnologie sempre più sofisticate e complesse. Per la ceramica, la pietra, per i materiali semi preziosi, per i metalli. Nel Neolitico inizia tutto, anche la stessa religione probabilmente è un’invenzione di quel periodo.

Gozo Ggantija Temple

Va precisato che il mondo dei cacciatori e dei raccoglitori non era certo un mondo religioso come lo intendiamo noi. Avevano una loro spiritualità ma, dal poco che sappiamo, questa era legata non tanto alla venerazione di un essere trascendentale superiore quanto ad un aspetto cruciale del mondo reale, quello degli animali. Nel Neolitico nascono le radici del nostro modo di vivere e, da questo punto di vista, Malta rappresenta un posto unico.

Dopo questi insediamenti che hanno lasciato testimonianze così importanti, col passare dei secoli cosa è successo a Malta?

Poi, nei millenni successivi, dal 3000 avanti Cristo in giù, inizia un mondo diverso. Nel Medio Oriente nascono le prime città stato, le dinastie, poi gli imperi che cominceranno a svilupparsi nel secondo millennio. Un po’ per volta, compare un mondo legato al militarismo, all’accumulo e all’esibizione della ricchezza. Si può esibire una supremazia sociale, grazie agli armamenti e all’accumulazione della ricchezza. A Malta, i grandi edifici di culto così importanti in passato continuano comunque a essere frequentati, l’isola non viene abbandonata. Ma non rappresenta più quello straordinario nodo del Mediterraneo che era prima.

Cosa resta dunque di questo cuore della civiltà europea?

Nell’arcipelago maltese le forme del Neolitico si attardano più che nel resto d’Europa, dove tutto diventa molto dinamico e le trasformazioni più serrate. Dal terzo millennio in poi, in un certo senso Malta si addormenta, con i suoi templi e con i suoi luoghi. Perché è un posto più isolato, dove si arriva per motivi specifici, con le navi. Quelle ideologie, quel complesso di pensiero ancora sfuggente che aveva portato a creare luoghi di culto e di sepoltura così impressionanti decadono. Questi luoghi di culto perdono la loro forza propulsiva.

In seguito, in queste isole passano i Fenici, a un braccio di mare c’è la Sicilia, come si evolve l’archeologia e la cultura d’arcipelago?

Malta rimane comunque collegata a un reticolo di commerci e di scambi. I segni dei commerci sono ancora visibili come quelli di alcune culture locali. In uno dei templi maltesi vi sono graffiti che mostrano navi, fra le più antiche note in tutto il Mediterraneo, insieme ad analoghe immagini trovate sulle rocce della Valle del Nilo. Nelle isole di un arcipelago, molto spesso, non è difficile riconoscere oggetti e materiali importati, perché la geologia delle isole è ben definita.

Hal Saflieni Hypogeum

Quelle maltesi, per esempio, sono formate da rocce coralline e sabbia. Si possono quindi cogliere bene i segni delle attività commerciali, degli scambi che connettono Cipro a Malta, alla Sicilia, fino alla costa africana e alla parte occidentale del Mediterraneo. L’arcipelago resta comunque un centro importante in età punica, legato al nord Africa e parzialmente a Cartagine. Diventa sede di importanti insediamenti in età romana e poi anche avanti nel tempo, nel Medioevo. Ci sono costruzioni medievali di notevole rilevanza. Anche questo fa bella Malta, la presenza di testimonianze di tante epoche e stili diversi”.

Possiamo definire Malta il fulcro della preistoria mediterranea?

Direi di sì. La monumentalità dei templi neolitici di Malta non ha eguali. Forse solo in Spagna ci sono testimonianze simili, soprattutto sotto forma di grandi insediamenti difesi da mura megalitiche, ma non così antiche.

E poi c’è un’interessante curiosità …

Infatti. I templi di Malta hanno la forma di un corpo femminile. Quando si vede la loro planimetria dall’alto, il contorno di questi templi è molto simile a quello delle statuette delle dee, tipico oggetto di culto nell’età Neolitica. L’idea che ci siamo fatti è che, per queste popolazioni, entrare nel tempio significasse in qualche modo entrare nel grembo della dea madre. Parliamo di templi coperti, dove tutto si svolgeva al buio. Davvero una contestualizzazione molto vicina a quella che era l’idea di rifugiarsi e forse quasi rinascere nell’utero di una grande dea ”.

Malta: intervista al prof. Massimo Vidale docente di Archeologia all’Università di Padova ultima modifica: 2021-05-03T09:10:00+02:00 da Cristina Campolonghi

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Molto interessante. Grazie.

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