Verde, bianco e rosso svolazza alla testa dell’asta che lo sorregge. Presente all’ingresso di scuole, istituti di cultura, sedi di governo è pronto ad accoglierci in numerosi luoghi che siano espressione della nostra Nazione. Fa capolino anche nelle più importanti competizioni sportive, stretto tra le mani di atleti, piloti e molti altri in occasione alla vittoria. È il tricolore italiano. Un anziano e rispettabile Signore che oggi compie ben 222 anni. E allora celebriamo insieme il suo compleanno ricordandone la nascita.

La culla

Il tricolore ci fa pensare ad un’Italia unita, eppure la sua storia risale alla fine del ‘700 quando il nostro territorio era ancora sottoposto al controllo straniero. Fu in quel periodo che lo spirito rivoluzionario italiano portò molti patrioti, stanchi dell’egemonia austriaca, ad accogliere di buon grado l’arrivo di Napoleone. Personaggio francese proveniente da una terra dove da poco si era conclusa la Rivoluzione portatrice di tre sacri ideali. Libertà, uguaglianza, fratellanza, principi che gli italiani del tempo auspicavano anche per il nostro Paese.

Tricolore dipinto Delacroix

Il sostegno italiano facilitò quindi le conquiste napoleoniche tanto che tra il 1796 e il 1799 nacquero diverse repubbliche distribuite da nord a sud nella nostra penisola. Ed è proprio tra queste che si trova la culla natale del tricolore con tanto di “fiocco”, o meglio coccarda. La Repubblica Cispadana riuniva i territori oggi corrispondenti all’Emilia Romagna ed è qui che il 7 gennaio 1796 nasce il tricolore. Nel suo atto di costituzione si legge: “fa pure mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”. A ideare il tricolore furono due studenti dell’Università di Bologna che ci lavoravano già dal 1794. Luigi Zamboni e Giovanni Battista de Rolandis disegnarono uno stendardo composto da bianco e rosso, quali colori presenti nel vessillo di molte città italiane, a cui si unì il verde segno di speranza.

L’abito

Il tricolore “cambiò più volte l’abito” prima di arrivare ad una veste definitiva. Dopo il progetto disegnato dai due studenti bolognesi, si optò per aggiungere al vessillo la raffigurazione di una faretra con quattro frecce. Il simbolo era un chiaro richiamo alle popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, per l’appunto le quattro che si erano unite sotto la stessa repubblica. Inoltre in questa fase Giuseppe Compagnoni, deputato che sostenne l’ufficialità del tricolore, stabilì che la bandiera fosse divisa in strisce orizzontali. Un’immagine molto diversa da quella attuale. Per arrivare a conoscere il tricolore in sezioni verticali bisogna attendere circa un paio d’anni ovvero quando la Repubblica Cisalpina inglobò la Cispadana. Una disposizione dei tre colori a partire dall’asta: verde, bianco e rosso.

Tricolore Festa della Repubblica

Ma anche questo modello venne modificato più volte sino addirittura alla sostituzione delle tre fasce colorate con figure geometriche. A inizio ‘800 il tricolore si presentava nella forma di un quadrilatero rosso contenente un rombo bianco al centro del quale un quadrato verde. Con il ritorno poi degli austriaci sui nostri territori, la rigida Restaurazione portò al declino del tricolore. Ma il desiderio di una nazione unita non si spense. E così passando per il Risorgimento nacque il Regno d’Italia. Il tricolore tornò in auge con l’aggiunta però della corona sabauda al centro. I successivi cambiamenti politici portarono alla nascita del vessillo nelle sembianze odierne solo nel 1947, anno successivo al referendum che definì l’istituzione della Repubblica italiana.

Poesie e colori

Come mai la nostra bandiera si compone proprio di questi tre colori? Diverse le spiegazioni, difficile giungere ad un’interpretazione oggettiva. In termini puramente pratici, alcuni studiosi ritengono che il tricolore riprenda semplicemente il vessillo francese con la sola sostituzione del verde al blu. Ma l’Italia è una terra passionale e così numerose sono le parole diffuse da poeti che cercano di offrirne una descrizione più suggestiva. Certamente non si può non ricordare il testo di Carducci. «le nevi delle alpi, l’aprile delle valli, le fiamme dei vulcani. E subito quei colori parlarono alle anime generose e gentili… il bianco, la fede serena alle idee… il verde, la perpetua rifioritura della speranza … il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi.» Queste parole sono riprese nelle spiegazioni che spesso si danno ai bambini nelle nostre scuole. Una versione romantica parla di verde come le pianure, bianco come la neve delle Alpi e degli Appennini e rosso come il sangue versato dai patrioti. Ma c’è anche un’interpretazione più religiosa. Verde per la speranza, bianco per la fede e rosso per la carità.

Sabrina Cernuschi

Autore: Sabrina Cernuschi

Laureata in Scienze Storiche lavoro da anni nel campo della didattica culturale. Amo curiosare dietro i perché delle cose per scoprirne le origini, le storie e rimanerne entusiasta un po’ come capita ai bambini quando esplorano! Per questo prediligo scrivere articoli a tema cultura: sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo su cui indagare!

Il tricolore compie gli anni ultima modifica: 2019-01-07T09:00:17+01:00 da Sabrina Cernuschi

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