Il teatro italiano a Malta e la sua storia legata ai Cavalieri e al Teatro Manoel, inaugurato il 9 gennaio del 1732 dagli stessi Cavalieri con una rappresentazione della tragedia classica Merope di Scipione Maffei. Ne parla in un suo saggio comparso ne Pagine della Dante nel 1997 il professor Mario Pace dell’Università di Malta. “Questo teatro – spiega – fu usato dai Gran Maestri per dare trattenimenti, spettacoli e festini in occasione di qualche occorrenza di stato”. Già nel Seicento però si parla di teatro a Malta. Un periodo in cui la fioritura di scienze, lettere e arti è particolarmente significativa anche in questa propaggine di Europa nella sua parte più meridionale.

Scipione Maffei (ph credit: Rijksmuseum – http://hdl.handle.net/10934/RM0001.COLLECT.165167, CC0)

E’ un periodo in cui va molto di moda la lingua dialettale, come spiega il professor Pace. E per dialetti intendiamo quelli italiani. Parliamo del calabrese, del bergamasco, del napoletano. Non si possono dimenticare infatti gli stretti legami che l’arcipelago aveva con l’Italia. Napoli e il Regno di Sicilia in particolare. A cui sostanzialmente appartenne (a parte la brevissima parentesi napoleonica) fino al 1814. Le isole maltesi “erano” dei Cavalieri. Ma solo in virtù del fatto che dopo il loro arrivo, nel 1530, l’arcipelago era stata concesso dal Re di Sicilia all’Ordine, con un affitto perenne ad un canone simbolico: la fornitura annuale di un falco da caccia ammaestrato.

Calabrese, bergamasco, napoletano: quando il teatro a Malta parlava i dialetti italiani

Giacomo Farrugia, nato nel 1641 a Senglea, studia proprio a Napoli. Ed è un autore teatrale nelle cui opere “Spesso si trova il personaggio napoletano che era molto in voga nelle commedie dialettali napoletane. Che parla il dialetto e che è il solito tipo sciocco, vanitoso e poltrone”. Esponenti del clima artistico maltese in questo periodo, spiega il professor Pace, sono anche il poeta Enrico Magi e Carlo Magri. In particolare le commedie di Magri, già in quegli anni, “hanno una notevole importanza per lo studio della letteratura italiana a Malta, in quanto mostrano una certa maturità di pensiero e di espressione che raramente si trova in altri scrittori maltesi del Seicento”.

L’intensa influenza italiana sul teatro maltese dell’epoca si conferma e si rafforza nel Settecento. E’ il secolo della festa del Calendimaggio che si ricordava nel pomeriggio del 30 aprile. Queste, come altre rappresentazioni strettamente legate alla vita dei Cavalieri (anniversari, compleanni, …), ci confermano quanto il teatro maltese fosse connesso a quello italiano. In particolare alla cultura teatrale napoletana, oscillando tra l’opera seria e l’opera buffa. Mario Pace cita in particolare due autori, Francesco Coscia e Fra Antonio Corogna. Le loro opere raccontano complicati intrecci d’amore tutti a lieto fine e molto vicini, per battute e doppi sensi, all’italiana Commedia dell’Arte.

Commedia dell’Arte

In quegli anni, come spiega anche Adrian Stivala dell’Università di Malta nel suo saggio Tre secoli di Teatro Italo-Maltese, le rappresentazioni “erano prevalentemente in italiano e venivano recitate dagli stessi cavalieri italiani o francesi, oppure dalle Compagnie fatte venire dall’Italia”. E i maltesi che partecipavano a queste forme teatrali “lo fecero consapevoli di partecipare ad un teatro italiano a tutti gli effetti”. Con il Teatro Manoel i repertori comprendevano opere italianissime, “di commediografi come Girolamo Gigli, Carlo Goldoni e Pietro Metastasio …. Compagnie dall’Italia venivano ingaggiate per rappresentare opere di vari generi”.

Dal teatro goldoniano a quello risorgimentale fino alle traduzioni di Pirandello, De Filippo, Fo

Il periodo risorgimentale e l’arrivo degli esuli italiani a Malta non fece altro che confermare questa tendenza. Perché gli esuli “pubblicarono libri, fondarono riviste e giornali, scrissero opere teatrali e portavano con loro la letteratura e la lotta politica italiane … A partire dal 1804 e fino al 1860 gli esuli italiani diffondevano una grande cultura teatrale”. In questo periodo a Malta troviamo: scrittori italiani che compongono opere teatrali in italiano. Autori teatrali maltesi che scrivono in italiano. Altri che “spesso traducono e fanno ampio uso dell’italiano per i loro copioni adattandoli al pubblico maltese.

Una storia intensa e consolidata, dunque, quella teatro italiano a Malta. Che cominciò a decadere negli anni Trenta del secolo scorso quando l’italiano cessò di essere una delle lingue ufficiali, nel 1936. Se non si scriveva più in italiano, si sono però tradotte le opere di grandi autori teatrali italiani del Novecento quali Luigi Pirandello, Eduardo De Filippo, Dario Fo. E l’impatto del teatro italiano “sull’intera cultura teatrale maltese” conclude Stivala nel suo saggio, è ancora molto vivo.

Il teatro italiano a Malta, una storia da raccontare ultima modifica: 2021-08-17T09:22:00+02:00 da Cristina Campolonghi

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Molto interessante.

Julieta B. Mollo

Grazie dell’info!

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