Incontriamo la nuova direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, la dottoressa Serena Alessi. La direttrice ci concede la sua prima intervista ufficiale, parlandoci di sé e spiegandoci il ruolo che l’Istituto di Cultura svolge sul territorio maltese.

Intervista alla dott.ssa Alessi, nuova direttrice dell’IIC di Malta

Benvenuta a Malta dott.ssa Alessi e grazie per la sua disponibilità. La prima è una domanda semplice e diretta. Come ha accolto il suo incarico in una sede come Malta, dove la cultura italiana, non solo per motivi di vicinanza geografica, è estremamente risonante?

Con grande felicità e gratitudine, è stata una sede da me fortemente desiderata.

È passato circa un mese dal suo trasferimento a Malta. Quali le sue prime impressioni sull’isola dei cavalieri? Quali le sorprese positive o le difficoltà incontrate?

Le prime impressioni sono davvero ottime. Conoscevo Malta per il suo grande patrimonio storico, architettonico e naturale, ma devo dire che la vivacità dell’ambiente culturale mi ha sorpreso. Ho subito riscontrato un desiderio di contenuti culturali di alto livello. Ho già conosciuto molte persone, maltesi e non, che vedono nell’Istituto Italiano di Cultura un punto di riferimento delle attività culturali sull’isola, e io e tutto lo staff dell’Istituto siamo felici e onorati di questo. Cercheremo di andare sempre incontro alle aspettative. La mia è una posizione privilegiata: sono a Malta per fare un lavoro che amo, ho una solida “rete di protezione” e il mio Paese di origine è molto vicino. Non sarebbe onesto parlare di difficoltà. Se penso alle piccole complessità quotidiane, ammetto però che non mi aspettavo che la viabilità stradale fosse così problematica a Malta. Sono abituata a muovermi a piedi o con i mezzi pubblici, ma ho capito che la normalità è muoversi in macchina qui. So che ci sono vari progetti per rendere l’isola più ecologica, spero che vengano presto messi in atto. 

Cosa significa dirigere un Istituto di Italiano di Cultura

Può spiegarci il suo ruolo in quanto direttrice e quello, in generale, dell’Istituto Italiano di Cultura?

Gli Istituti Italiani di Cultura (82 in tutto il mondo) sono uffici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e hanno lo scopo di promuovere la lingua e la cultura italiana all’estero. Lo fanno organizzando eventi, corsi, incoraggiando il dialogo tra culture diverse, curando le biblioteche interne agli Istituti, promuovendo le eccellenze italiane in tutti i campi del sapere. La funzione di chi dirige gli Istituti è quella di coordinare questi uffici pubblici in tutti i loro aspetti: di programmazione culturale, amministrativi, contabili, di gestione del personale, ecc… E di farlo secondo la normativa che regola gli Istituti, e in accordo con l’Ambasciata, di cui l’Istituto è anche ufficio culturale.

Quali sono gli aspetti più interessanti e quelli più difficili del suo ruolo?

L’aspetto più interessante è senz’altro quello di svolgere una funzione così ad ampio raggio, che mi permette ogni giorno di conoscere professionisti eccellenti. Il mio ruolo mi richiede di essere sempre aggiornata sull’offerta culturale italiana e sugli strumenti che servono a promuoverla. Per me è davvero un lavoro che mi fa concludere ogni giornata con soddisfazione, a prescindere da tutte le fatiche che comporta la quotidianità. E questo è impagabile. L’aspetto più difficile sta probabilmente nel dover ricordare a volte, nella maniera più comprensibile, che un Istituto Italiano di Cultura è una pubblica amministrazione italiana, e funziona come tale. Ciò vuol dire che, a differenza di aziende private o associazioni, non possiamo disporre come vogliamo del budget in dotazione all’Istituto – che è parte del bilancio dello Stato –, né dei suoi locali, né del tempo e delle competenze di chi ci lavora. L’Istituto non è di proprietà mia né di nessun altro. Io sono chiamata a dirigerlo in quanto ufficio pubblico, secondo delle regole precise e sempre verificabili.

Le linee programmatiche degli Istituti di Cultura nel mondo

Le chiedo di soddisfare una mia personale curiosità sugli Istituti italiani di Cultura nel mondo, che forse stuzzica anche l’interesse dei nostri lettori. Come vengono scelti gli artisti, gli scrittori, le personalità di spicco che vengono coinvolti negli eventi dell’IIC? Come scegliete il calendario annuale e i singoli eventi? Avete una linea programmatica dettata dal Ministero o ogni direttore segue un parametro personale?

La gestione di un Istituto si può immaginare come una sorta di griglia. Ci sono le leggi che regolano come gestire un Istituto, come spendere i fondi che arrivano da Roma, con chi poter collaborare e con chi non poterlo fare, i tempi della nostra programmazione culturale e della rendicontazione di questa programmazione. Poi ci sono le linee programmatiche dettate dal Ministero, che ci ricordano di dover coprire ogni settore culturale con la nostra programmazione, ci indicano i target di riferimento a cui mirare ogni anno, ci rimandano a quello sguardo su tutta la rete estera che solo da Roma si può avere.

Il Ministero promuove anche delle grandi rassegne tematiche annuali, a cui ogni Istituto è chiamato a partecipare. Alcuni esempi sono la Settimana della Lingua Italiana nel mondo, la Settimana della Cucina, la rassegna “Fare Cinema” ecc. All’interno di questa grande griglia, ogni direttore e direttrice ha il mandato di creare dei progetti culturali. Che possono partire da idee proprie, ed è chiaramente la parte più divertente del lavoro.

Ma non li chiamerei “parametri personali”, perché chi lavora alla direzione degli Istituti organizza la programmazione culturale non in virtù di gusti personali, ma di competenze che sono state accertate da un concorso pubblico. Siamo anche chiamati a fare delle scelte. Riceviamo diverse decine di proposte culturali ogni settimana, molte delle quali sono davvero valide. Ma, appunto, si deve operare una selezione non solo perché il budget ha un limite, ma soprattutto perché si deve garantire una giusta ripartizione tra i settori: non si possono fare, ad esempio, venti eventi di musica in un anno e neanche uno di teatro. Il Ministero vigila sulle nostre decisioni di programmazione, anche su quelle che non prevedono spese, proprio per garantire che la direzione operi sempre delle scelte appropriate.

Quali sono, se ci sono, i legami tra l’Istituto italiano di Cultura a Malta e quelli disseminati in tutto il mondo?

I legami sono forti, non a caso si parla di “rete” degli Istituti: questo perché tutti gli Istituti sono legati tra di loro e ognuno è legato al Ministero a Roma, dove c’è un ufficio preposto al coordinamento di tutta la rete. Lo scambio tra Roma e la rete sta alla base del nostro lavoro quotidiano. Un esempio pratico, tra i tanti, per spiegare come funziona questa rete è ciò che chiamiamo circuitazione.

Il Ministero spesso seleziona e co-organizza progetti culturali, ad esempio mostre o spettacoli dal vivo, che poi propone a tutti gli Istituti. Una volta acquisite le disponibilità è da Roma che si organizza la circuitazione, cioè il viaggio dei progetti intorno al mondo. Una mostra, ad esempio, può arrivare a Malta da Tirana, e poi da qui andare a Tunisi, poi a Madrid e a Lisbona, prima di partire per le Americhe. Alla fine i progetti tornano a Roma e il tutto è gestito, appunto, dall’Amministrazione Centrale.

Oltre a questo, considerando che la nostra è una professione che conta poco più di un centinaio di persone che lavorano tra Roma e la rete estera, il dialogo tra noi funzionari e funzionarie della promozione culturale (questo il nome del nostro ruolo) è assiduo e molto importante. Condividendo le buone pratiche e segnalando le complessità che inevitabilmente ci troviamo ad affrontare, facciamo rete ogni giorno.

Le future iniziative culturali dell’IIC

Nonostante la sua nomina sia davvero recente, nel calendario dell’Istituto sono già state inserite diverse attività e presumo ce ne siano altrettante in agenda. Vorrebbe anticiparci qualcosa delle future iniziative culturali?

Sono molto felice che il mio inizio in Istituto abbia coinciso con la ripresa degli eventi in presenza. Da metà ottobre abbiamo inaugurato e ospitato per un mese una eccezionale mostra di fotografia, abbiamo portato scrittori e scrittrici al Malta Book Festival, abbiamo co-organizzato l’EUNIC Film Festival e alcuni dei concerti del Malta International Organ Festival, solo per fare degli esempi.

L’idea è quella di proseguire così se sarà possibile, in presenza – sempre nel rispetto di tutte le misure sanitarie necessarie, dato che l’emergenza Covid non si è ancora conclusa.

Nel 2022 proporremo iniziative culturali legate a grandi ricorrenze, come i 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini e il trentennale dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Ci saranno eventi di musica classica e di musica pop, con ospiti molto conosciuti. Contiamo, inoltre, di inaugurare almeno altre due mostre entro la fine del prossimo anno. Ci saranno chiaramente iniziative per ogni settore culturale e per ogni tipo di pubblico, ma ciò che sono più felice di anticipare è che non ci saranno solo eventi, ma anche progetti. La differenza sembra piccola, ma è sostanziale: credo che un Istituto non possa solo investire in manifestazioni che durano il tempo di una serata. Gli eventi sono fondamentali, ma ci sono anche altri strumenti che permettono di offrire un vero servizio pubblico. Per questo investiremo in progetti – come masterclasses, bandi, ecc – che mirano a coinvolgere la comunità.

Una linea comune con il predecessore, Massimo Sarti

Poco tempo fa, in un suo intervento in Istituto ho apprezzato, e so di non essere la sola, la sua lode e riconoscenza nei confronti del suo predecessore il dott. Massimo Sarti. Continuerà il percorso dell’ex direttore o darà al suo ruolo una concezione del tutto personale? E a tal proposito le chiedo: quali sono gli eventi che rimangono inalterati nel tempo nonostante il cambio dei direttori?

Il dott. Sarti è un collega di grande generosità. Il passaggio dalla sua direzione alla mia è avvenuto all’insegna della collaborazione, grazie al tempo che è riuscito a dedicarmi. Condividiamo molte idee sulle modalità di gestione di un Istituto. Concordiamo entrambi sull’importanza di organizzare eventi per ogni tipo di pubblico, e senz’altro vorrò continuare a programmare eventi sia di taglio accademico, che divulgativo e accessibili da tutti e tutte, indipendentemente dal livello di conoscenza della lingua e della cultura italiana. Detto ciò, gli eventi non possono né devono rimanere inalterati nel tempo. In quanto pubblica amministrazione, infatti, dobbiamo garantire una rotazione dei soggetti che invitiamo. Perché dobbiamo dare opportunità, spazio, promozione a una platea di contraenti più ampia possibile, con grande trasparenza e – chiaramente – sempre offrendo contenuti di qualità.

istituto italiano cultura - massimo sarti
Massimo Sarti – ex direttore dell’Istituto Italiano di Cultura – La Valletta

Serena Alessi: i suoi studi prima della direzione dell’Istituto di Cultura

Approfondendo i dettagli della sua carriera, mi sono accorta che moltissimi dei suoi studi, saggi, recensioni, fino ad alcune partecipazioni televisive, sembrano avere come comune denominatore il tanto attuale e discusso tema del femminismo. Mi hanno colpito, tra tutti, i suoi approfondimenti e le sue ricerche sulla figura di Penelope. La mia domanda non può che conseguire: conta di imprimere un’impronta femminista alla programmazione dell’Istituto nel corso del suo mandato?

Il femminismo per me è sì una materia dei miei studi accademici (e sono felice che l’abbia colpita il personaggio a cui ho dedicato più anni di ricerca), e senz’altro vorrò dare spazio al tema della rappresentazione della donna nei vari settori culturali. Non perché me ne sia occupata personalmente, ma semplicemente perché reputo sia un argomento che possa interessare un pubblico vasto. Il femminismo per me in quanto direttrice (e cittadina) è però innanzitutto una pratica.

Significa, ad esempio, gestire l’Istituto cercando di garantire sempre l’inclusività nella scelta dei soggetti con cui collaborare, offrendo punti di vista diversi per sesso, genere, età, preferenze sessuali, background culturale, ecc… Vuol dire occuparsi della gestione del personale tenendo in considerazione le esigenze di chi, fuori dall’Istituto, ha il carico mentale e fisico dei lavori di cura. Significa ricordarsi (e, se necessario, ricordare) di usare un linguaggio sempre idoneo e inclusivo sul luogo di lavoro.

Cosa intende per “usare un linguaggio idoneo e inclusivo”?

Intendo, solo per fare un esempio, l’uso dei titoli. A me non interessa molto la formalità, ma in alcuni casi è importante ricordarsi che prima dei nostri nomi c’è una storia di studi, spesso sacrifici e – soprattutto nel caso delle donne – scelte. E soprattutto è importante che ognuno si riconosca nelle parole con cui viene nominato. Il tema è ampio, mi limito qui a segnalare la vasta bibliografia che all’argomento hanno dedicato due linguisti italiani che consiglio di leggere: Vera Gheno e Federico Faloppa. Per quel che mi riguarda, se ci si riferisce al mio titolo, sono dottoressa, non signora o signorina. Se ci si riferisce al ruolo che ricopro, sono direttrice, non direttore.

Al di là del suo ruolo di Direttrice dell’IIC, chi è, nella vita di tutti i giorni, Serena Alessi? 

Una che vede il bicchiere sempre mezzo pieno!

Serena Alessi: intervista alla nuova direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura ultima modifica: 2022-01-05T09:00:00+01:00 da Maria Grazia Strano

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Julieta B. Mollo

Ottima intervista. Buon lavoro a lei! 💪

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