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Al MUŻA, l’arte italiana interroga l’identità del nostro tempo

Al MUŻA, a Valletta, è stata inaugurata la mostra Identità oltre confine. Si tratta della quinta tappa di un percorso europeo promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in occasione del venticinquesimo anniversario della Collezione Farnesina. La mostra è a cura di Benedetta Carpi De Resmini in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di La Valletta e l’Ambasciata d’Italia a Malta. La rassegna è stata inaugurata il 17 giugno al MUŻA – The National Community Art Museum, nel cuore della capitale maltese.


La bellissima serata è stata introdotta, tra gli altri, dall’Ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta e dalla Direttrice dell’Istituto italiano di Cultura de La Valletta, Serena Alessi.


Come spiegato, in modo coinvolgente e interessante, dalla curatrice della mostra Benedetta Carpi De Resmini, Identità oltre confine si è progressivamente allargato fino a diventare un itinerario europeo più ambizioso.


Il punto di partenza del percorso è l’opera Fibonacci di Mario Merz, scelta come soglia simbolica: una conoscenza che cresce per connessioni, non per gerarchie. Da lì si sviluppano tre sezioni tematiche che non cercano risposte definitive, ma aprono campi di riflessione.

Radici di resistenza mette in dialogo generazioni diverse dell’avanguardia italiana al femminile. Tomaso Binga, Carla Accardi, Ketty La Rocca, Maria Lai ed Elisa Montessori, figure centrali del Novecento, si confrontano con artiste contemporanee come Elena Bellantoni, Silvia Giambrone, Marinella Senatore e Loredana Di Lillo. Il filo comune è il corpo e il linguaggio come strumenti di emancipazione, la sovversione come pratica quotidiana e necessaria.


Geografie del distacco esplora la frattura — urbana, sociale, emotiva — attraverso le opere di Gea Casolaro, Agnese Purgatorio e Sarah Ciracì. Accanto a loro, Rä di Martino, Marta Roberti e Paola Gandolfi abitano una zona liminale, sospesa tra umano e non umano, dove l’identità non è un punto fisso ma una soglia continuamente attraversata.
Ecologie instabili chiude il percorso con uno sguardo sul paesaggio come organismo vivo e vulnerabile. Letizia Battaglia, Silvia Camporesi, Martina della Valle, Iginio De Luca, Elena Mazzi e Laura Pugno trattano la natura non come sfondo, ma come soggetto attivo, ferito, ma capace di rigenerarsi.


Alcune opere entrano in dialogo diretto con il contesto maltese. La poesia Rima di Mari di Tomaso Binga (2002) evoca il Mediterraneo come spazio di transito e trasformazione identitaria. Gea Casolaro porta due lavori: Chi utilizza più lettere vince (2019), una riflessione sul linguaggio come strumento di cambiamento culturale, e il video Prima che la notte duri per sempre (2015), dedicato allo sfruttamento petrolifero e alle sue ricadute ambientali. Laura Pugno presenta Ammophila arenaria (2025), un’anfora incisa con la raffigurazione della pianta che stabilizza le dune costiere, un’opera che parla direttamente al paesaggio dell’isola, alla sua fragilità e alla sua tenacia.


Identità oltre confine è una mostra sulla complessità di chi vive in un’epoca in cui le certezze si spostano, i confini si ridisegnano e l’appartenenza è sempre meno scontata. La Valletta, con la sua storia millenaria e la sua posizione al centro del Mediterraneo, è il luogo giusto per porsi queste domande. Il MUŻA, inserito nel tessuto storico della città, offre uno spazio in cui arte e contesto si parlano davvero.


Ricordiamo che la mostra è visitabile dal 18 giugno al 16 agosto 2026.

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