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L’acqua a Malta: storia e patrimonio idraulico

Malta intrattiene da sempre un rapporto del tutto peculiare con l’acqua: non soltanto in quanto isola, ma perché la conservazione e la gestione della risorsa idrica hanno rappresentato una priorità imprescindibile per le comunità dell’arcipelago nel corso dei secoli. Oggi gli impianti di desalinizzazione hanno risolto le criticità più urgenti legate all’approvvigionamento, specialmente durante i mesi estivi, ma la questione idrica è rimasta costantemente al centro delle preoccupazioni delle autorità preposte all’amministrazione del territorio.

Nel gennaio dell’anno in corso, un’ulteriore testimonianza di questo impegno millenario è emersa dagli scavi condotti in uno dei quartieri di Valletta: una cisterna sotterranea riconducibile all’epoca dei Cavalieri di San Giovanni. Nonostante lo stato di conservazione risulti compromesso a causa dell’erosione superficiale provocata dalle acque meteoriche, il ritrovamento riveste un’importanza storica di rilievo. Il serbatoio, rinvenuto vuoto, presentava una capacità stimata di circa 1.500.000 litri, a testimonianza della straordinaria ingegnosità con cui i Cavalieri affrontavano la gestione delle risorse idriche.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa di Heritage Malta, che ha recentemente aperto al pubblico Underground Valletta, un innovativo percorso di visita che offre una prospettiva insolita e affascinante sulla capitale maltese, svelando ciò che normalmente rimane celato agli occhi dei visitatori. Il percorso si sviluppa attraverso una rete di tunnel sotterranei esplorabili mediante tour guidati, alla scoperta dei segreti custoditi dai Cavalieri di Malta. Il circuito include la visita a un serbatoio situato direttamente al di sotto di Great Siege Square, a pochi passi dal recente ritrovamento.

La rete di distribuzione idrica impiantata sull’isola di Malta annovera tra le sue realizzazioni più insigni l’Acquedotto di Wignacourt, opera monumentale di ingegneria idraulica concepita e realizzata per volontà dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, oggi solo parzialmente visibile nella sua estensione originaria. Valletta, fondata sulla Penisola di Sciberras nel 1566, non disponeva di un adeguato approvvigionamento idrico: le acque piovane raccolte entro le mura cittadine erano insufficienti a soddisfare le esigenze della popolazione, e il prezioso liquido doveva essere trasportato con carri dalle sorgenti fino alla capitale. Tale soluzione si rivelò tuttavia sempre meno praticabile verso la fine del XVI secolo, quando la città conobbe una rapida espansione demografica, divenendo il centro abitato più popoloso di Malta. A ciò si aggiungeva il timore di un rinnovato attacco ottomano all’isola, che rendeva il costante rifornimento idrico della capitale una priorità assoluta per le autorità militari, in previsione di un eventuale stato d’assedio.

I primi tentativi di realizzare una rete acquifera in grado di convogliare verso Valletta le acque delle sorgenti naturali di Dingli e Rabat risalgono al 1596, per iniziativa del Gran Maestro Martin Garzez. I lavori, tuttavia, furono sospesi dopo le fasi iniziali e non vennero ripresi che nel 1610. Il percorso idrico fu solennemente inaugurato cinque anni dopo, il 21 aprile 1615, garantendo una fornitura giornaliera di 1.400 m³ di acqua a circa 30.000 persone. Il costante approvvigionamento idrico favorì un sensibile incremento demografico a Valletta, Floriana e negli altri centri abitati distribuiti lungo il tracciato dell’acquedotto.

Tra gli ingegneri che contribuirono alla progettazione e alla realizzazione dell’opera si ricordano Bontadino de Bontadini, originario di Bologna, Giovanni Attard e Natale Tomasucci. L’acquedotto fu intitolato al Gran Maestro Alof de Wignacourt, che ne aveva finanziato parzialmente la costruzione. L’opera fu edificata impiegando un sistema combinato di condutture sotterranee e arcate in pietra calcarea locale destinate ad attraversare le depressioni morfologiche del terreno, soluzione che richiama per certi aspetti la tradizione degli acquedotti romani. I conci lapidei furono uniti mediante pozzolana, tecnica innovativa che valse a Bontadini de Bontadini i più alti riconoscimenti per la riuscita dell’impresa.

Il tracciato della rete acquifera correva dalle sorgenti di Rabat e Dingli fino alla campagna nei pressi di Attard attraverso condutture interrate. A partire da Attard, dove l’andamento altimetrico del suolo si faceva irregolare, si optò per la costruzione di archi in pietra nei punti in cui erano presenti avvallamenti nel terreno. Le arcate prendono avvio nell’attuale via Peter Paul Rubens (Triq Peter Paul Rubens) ad Attard, dove appaiono inizialmente di modeste dimensioni, e proseguono lungo la Mdina Road (Triq l-Imdina) a Balzan e Birkirkara, aumentando progressivamente di altezza man mano che il piano del suolo si abbassa.

A Fleur-de-Lys, nel punto in cui l’acquedotto attraversava la strada, fu eretto l’Arco Wignacourt a perenne commemorazione dell’opera. Il manufatto si articolava in tre portali ed era ornato con lo stemma araldico dei Wignacourt, recante tre gigli scolpiti. La stessa denominazione del sobborgo di Fleur-de-Lys deriva da questo arco, e i gigli araldici figurano tuttora sulle bandiere e sugli stemmi sia di Fleur-de-Lys che di Santa Venera. Una delle targhe originali apposte al monumento rendeva esplicito omaggio all’ingegnere Bontadino de Bontadini. Vale la pena sottolineare che l’arco, unitamente alle torri idriche e alle fontane dell’acquedotto, costituì la prima espressione dell’architettura barocca a Malta.

L’arco originale fu demolito nel 1944 in seguito ai danni causati da mezzi militari britannici, e sul medesimo sito fu realizzata una rotatoria. Nel 2012 fu approvata la costruzione di una replica fedele alle dimensioni originarie, inaugurata nel 2016 con il nome di Arco Wignacourt, oggi noto anche come Porta di Fleur-de-Lys.

Oltre l’arco celebrativo, il tracciato delle arcate proseguiva lungo la St. Joseph High Road (Triq il-Kbira San Ġużepp) a Santa Venera, fino a una piccola torre nota come Torre di San Giuseppe, dalla quale l’acqua riprendeva il percorso sotterraneo verso Hamrun, Blata l-Bajda, Floriana e infine Valletta. Torri di ispezione idrica furono erette anche ad Hamrun e Floriana e sono tuttora visibili, con il loro valore storico testimoniato da iscrizioni incise nelle murature. L’acquedotto riforniva le cisterne degli edifici privati e pubblici, le imbarcazioni ormeggiate nel porto di Marsamxett e nel Grand Harbour, nonché le fontane pubbliche, che includevano generalmente un abbeveratoio per gli animali.

Tra il 2004 e il 2005, gli archi superstiti dell’acquedotto furono sottoposti a un intervento di restauro sistematico, al termine del quale fu installato un impianto di illuminazione per valorizzarne la suggestiva monumentalità nelle ore notturne.

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