Le prime giornate tiepide invitano finalmente a riscoprire Malta a piedi, e noi non ce lo siamo fatti dire due volte. Dopo un inverno generoso di piogge, l’isola si è trasformata in una tavolozza di verdi intensi, punteggiati dal giallo delle mimose e dei ranuncoli selvatici, dal bianco delle margherite e dal blu di mille altri fiori spontanei. Nell’aria si mescola il loro profumo con quello delle erbe aromatiche che riprendono vigore, e sulle nostre tavole sono già arrivate le prime fragole locali, anticipatrici della grande festa di maggio. Per la nostra prima escursione stagionale abbiamo scelto le Victoria Lines, e non potevamo fare scelta migliore.


Le Victoria Lines sono una straordinaria rete di fortificazioni lineari che attraversa l’isola da ovest a est, a nord dell’antica capitale Mdina. Nate dalla mente dei vertici militari britannici sul finire dell’Ottocento, furono progettate come barriera difensiva contro eventuali invasori provenienti da nord, a protezione delle cruciali infrastrutture portuali. Dodici chilometri di storia militare che combinano forti, batterie, trinceramenti, muri di sbarramento e linee di fanteria , una sorta di “grande muraglia” in miniatura per quest’isola che di grande ha ben più di quanto le sue dimensioni lascino immaginare.
L’idea non nacque dal nulla. Fu l’apertura del Canale di Suez nel 1869 a riportare Malta al centro degli interessi strategici internazionali, rendendo urgente il dibattito su come rafforzarne le difese terrestri. Dopo varie proposte e ripensamenti, tra cui quella del Colonnello Jervois, scartata perché avrebbe penalizzato i sobborghi densamente popolati , prevalse il progetto del Colonnello Mann: una linea avanzata sulla cresta che attraversa l’isola, a una distanza variabile tra i 6 e gli 11 chilometri da Valletta. La posizione era strategicamente perfetta: isolava le baie occidentali, possibili punti di sbarco nemico, e garantiva il controllo delle preziose risorse idriche.


Vale la pena ricordare che l’idea di sfruttare difensivamente quella cresta non era nuova: già i Cavalieri Ospitalieri nel XVIII secolo ci avevano pensato, senza però mai realizzarla concretamente per mancanza di manodopera sufficiente a mantenerla attiva. Alcuni resti dei lavori eseguiti in questo periodo sono alcuni trinceramenti di fanteria in luoghi strategici lungo la linea della faglia, precisamente a Ta’ Falca e San Pawl tat-Targa, Naxxar. Tentativi precedenti di implementare le difese terrestri sono inoltre testimoniati dalla torre di avvistamento di Nadur a Bingemma (metà del XVII secolo), la Torri Falca (XVI secolo) e i resti di una cittadella fortificata dell’Età del Bronzo che un tempo occupava il sito di Fort Mosta. I lavori decisi dagli inglesi presero avvio nel 1875 con la costruzione dei tre forti principali, Bingemma, Mosta e Madliena, rispettivamente alle estremità occidentale, orientale e al centro del fronte. Negli anni successivi le singole opere furono progressivamente collegate da una linea di fanteria continua, completata il 6 novembre 1899. I lunghi tratti murari che univano i vari punti di forza erano costruiti a “sandwich”; due paramenti in pietra riempiti di terrapieno, con un’altezza media di circa 1,5 metri, spesso sormontati da feritoie. Dove le vallate interrompevano la linea naturale della faglia geologica, furono eretti ponti difendibili in muratura, alcuni dei quali ancora visibili oggi. L’intero sistema prese il nome di Victoria Lines nel 1897, in commemorazione del Giubileo di Diamante della Regina Vittoria. Un nome celebrativo per un’opera che, va detto, non fu mai messa alla prova: nessun invasore arrivò mai a testarne l’efficacia. Ciò non ne diminuisce l’interesse storico e architettonico — anzi, in qualche modo lo accresce.


Tra i vari tratti percorribili, abbiamo scelto quello che parte dalla piccola cappella nella zona di Dwejra, e lo consigliamo senza esitazione: la vista che si apre dall’alto della scarpata restituisce perfettamente il senso di questa imponente opera difensiva. Prima ancora di incamminarsi lungo le mura, vale la pena scendere nella scarpata per scoprire una necropoli di tombe risalenti a circa 4000 anni fa, nascosta tra la vegetazione. Una croce greca incisa sulla sommità di una delle tombe testimonia che il sito divenne in seguito luogo di culto per i primi cristiani; durante la Seconda Guerra Mondiale fu invece utilizzato come rifugio antiaereo. Tre epoche diverse, un unico luogo. Scarpe comode sono d’obbligo per la discesa e dopo l’uragano Harry il sentiero può presentarsi più accidentato del solito, quindi è bene valutare con onestà le proprie gambe prima di avventurarsi.
Il trail si snoda poi tra Rabat e Bingemma, costeggiando le antiche mura. Superata la zona di Dwejra, le cui linee furono costruite nel 1881 come trincea indipendente e collegate al resto del sistema solo nell’ultimo decennio del secolo , si raggiunge un altopiano boscoso circondato da pini, con le mura che accompagnano il cammino sulla sinistra. Si prosegue verso Falka Gap e, dopo un tratto su strada asfaltata, si arriva nei pressi della Cappella della Speranza alla periferia di Mosta. Scarpe comode, un bastone da trekking per i tratti più ripidi, qualche snack e una buona compagnia: è tutto ciò che serve per godersi una delle passeggiate più belle e ricche di storia che Malta sappia offrire. In questo periodo dell’anno, poi, con i colori della primavera esplosi ovunque e l’aria ancora fresca, è semplicemente perfetta.
Foto di Martin Ullreich





