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Hagar Qim e Mnajdra: un viaggio nel tempo a sud di Malta

Primavera è il momento perfetto per scoprire uno dei siti più affascinanti dell’isola. Se siete alla ricerca di un’escursione che sappia coniugare natura, storia e meraviglia, il complesso megalitico di Hagar Qim/Mnajdra, nel sud di Malta, è la meta che fa per voi. Il parco archeologico non è solo un luogo di grande interesse storico: in questo periodo dell’anno si trasforma in un vero spettacolo naturale, con i sentieri immersi nella fioritura primaverile maltese. Margherite e ranuncoli gialli dominano i prati, mentre chi ha occhio attento potrà scorgere piccoli narcisi selvatici e splendide fresie ciclamino profumate.


Il nome Hagar Qim significa letteralmente “Pietre Venerate”, e guardando queste strutture è facile capirne il motivo. Le costruzioni risalgono alla fase nota come “Ġgantija”, datata tra il 3600 e il 3200 a.C., e sono riconosciute dall’UNESCO come capolavori architettonici unici al mondo. Un Stonehenge del Mediterraneo, potremmo dire. Gli studiosi ipotizzano che il complesso sia stato edificato in tre fasi successive: prima le absidi settentrionali del cosiddetto “Tempio Vecchio”, poi il “Tempio Nuovo”, e infine il completamento dell’intera struttura. Il tempio principale è composto da un edificio centrale e tre strutture megalitiche adiacenti. L’ingresso esterno funge da passaggio interno e collega sei ampie camere. La configurazione architettonica a forma di “trifoglio”, con cortile anteriore, facciata, camere ovali, nicchie semicircolari e passaggio centrale,  è comune anche ai templi di Mnajdra, Tarxien e Ġgantija.


La facciata si apre con un ingresso monumentale composto da tre enormi pietre: due verticali che sorreggono un gigantesco architrave orizzontale. Il muro esterno, formato da blocchi di dimensioni straordinarie, sporge verso l’interno conferendo all’edificio una solidità notevole. Un elemento architettonico curioso: l’abside destra è costruita ad arco proprio per evitare che le lastre verticali cedano verso l’interno. I templi sono costruiti interamente in pietra globigerina, la caratteristica pietra locale di colore giallo chiaro, nota purtroppo anche per la sua friabilità, che nel corso dei secoli ha causato significativi processi di erosione. Fu proprio il progressivo interramento delle strutture, avvenuto dopo l’abbandono dei culti primitive, a preservarle fino ai giorni nostri.


Culti, rituali e misteri

Cosa accadeva all’interno di questi templi oltre quattromila anni fa? Gli studiosi hanno formulato diverse ipotesi affascinanti. Alcuni elementi fanno pensare a culti legati alla fertilità: le celebri statuette dalle forme abbondanti; le cosiddette “Veneri grasse”, classificate come statue asessuate per la mancanza di attributi sessuali espliciti e alcuni elementi lapidei riconducibili a culti fallici. Degno di nota è anche l’allineamento astronomico del complesso: i raggi del sole durante i giorni di equinozio si allineano perfettamente verso un punto specifico dell’altare principale, mentre durante il solstizio illuminano una pietra in posizione opposta.


Alcune caratteristiche architettoniche hanno inoltre suggerito la presenza di aree destinate agli oracoli, e certi frammenti ceramici decorati indicano possibili pratiche di offerte rituali. Il rinvenimento di resti ossei animali lascia ipotizzare anche la pratica di sacrifici rituali. Non sono stati invece trovati resti umani nell’area del parco.


Le prime testimonianze scritte di questi resti si devono a Giovanni Francesco Abela che, nel 1647, ne rimase talmente colpito da attribuire la loro costruzione a una razza di “Giganti”. Le prime indagini sistematiche furono condotte da J.G. Vance per conto del governo inglese, con la pubblicazione dei risultati nel 1842. Vance inviò a Valletta i primi reperti significativi: un altare in pietra, un elemento architettonico decorato e sette statuette oggi conservate al Museo Archeologico. Le campagne successive videro protagonisti Antonio Caruana nel 1885,  con nuove planimetrie realizzate da Philip Vassallo,  e poi Themistocles Zammit e Thomas Peet nel 1909 e 1910, per conto della Scuola Inglese di Roma, i cui risultati furono presentati al Primo Congresso Internazionale di Preistoria e Protostoria. Nel marzo 1950 fu rinvenuta la celebre “Venere di Malta”. Dopo i restauri degli anni Cinquanta, nel 2009 è stata eretta l’attuale struttura tensostrutturale che protegge i resti dalle intemperie; le grandi coperture in tela, che evocano vele di imbarcazioni, offrono riparo ai visitatori nelle ore più calde e durante i temporali improvvisi. Tra le travature trovano casa indisturbate alcune colonie di passeri. Il sito è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 1992.


A soli 497 metri da Hagar Qim si trova il tempio gemello di Mnajdra, raggiungibile a piedi attraverso il parco con una vista mozzafiato sul Mar Mediterraneo. Nel pomeriggio, con un po’ di fortuna, si possono scorgere i delfini al largo. All’orizzonte si staglia la piccola isola di Filfla, riserva naturale che ospita lucertole endemiche e diverse specie di uccelli marini.


Informazioni pratiche

Il parco è raggiungibile sia con i mezzi pubblici che in auto, grazie a un’ampia area parcheggio antistante l’ingresso. All’interno del centro visitatori è disponibile un punto di ristoro e viene proiettato un breve video introduttivo sulla storia del sito. Nelle vicinanze si trovano anche la Torre di Ħamrija,  una delle tredici torri di guardia volute dal Gran Maestro Martin de Redin,  e un monumento al Generale Sir Walter Congreve, Governatore di Malta dal 1924 al 1927.

Foto di Martin Ullreich

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