Per i cattolici di tutto il mondo, la Quaresima è un tempo di penitenza e raccoglimento, un periodo dedicato alla riflessione sulle proprie fragilità, al sacrificio e all’espiazione. A Malta, accanto alle celebrazioni liturgiche, sopravvivono tradizioni profondamente radicate che la comunità religiosa continua a custodire con devozione. Oltre alle consuetudini culinarie, come la preparazione della figolla pasquale, la Settimana Santa che precede la Pasqua è caratterizzata da riti particolarmente suggestivi. Nell’arcipelago maltese numerose parrocchie espongono statue e simboli religiosi che vengono portati in processione il Venerdì Santo. In alcune chiese viene inoltre allestita una commemorazione unica nel suo genere: la Tavola dell’Ultima Cena, comunemente detta “Tavola degli Apostoli”.

La Tavola degli Apostoli forse più antica; quella che avrebbe dato origine a questa peculiare tradizione, è allestita nell’Oratorio della Confraternita del Santissimo Sacramento presso la chiesa di San Domenico a Valletta e risale al 1784. Essa nacque con ogni probabilità come prosecuzione di una consuetudine mantenuta dai Cavalieri di San Giovanni al loro arrivo a Malta. Le sue origini potrebbero addirittura risalire al 1575, anno di istituzione della Confraternita del Santissimo Sacramento.

La tavola è preparata con grande cura artistica e colpisce per la ricchezza degli elementi esposti. Riso, diversi formati di pasta, legumi e pane vengono disposti in composizioni elaborate: motivi decorativi intricati e policromi, creati con pazienza e sensibilità estetica, trasformano gli alimenti in autentiche opere d’arte. È uno spettacolo che sorprende e affascina chi visita la sacrestia della chiesa. Ultimo elemento ad essere collocato è il “pane degli Apostoli”, preparato a Malta esclusivamente durante questo periodo. Al termine dell’esposizione, che dura per tutta la Settimana Santa, il cibo viene donato ai bisognosi. Chi desidera ammirare questa tradizione deve dunque affrettarsi; solitamente è presente una guida pronta a offrire dettagli e approfondimenti sulla cerimonia.

Una Tavola analoga, anch’essa artisticamente composta, è allestita presso la Domus Pius IX di Cospicua, dove si possono ammirare, tra l’altro, suggestivi quadri realizzati con sale colorato raffiguranti i volti degli Apostoli e altre scene sacre.
Di diverso carattere è invece la replica dell’Ultima Cena a Lija, conosciuta come Iċ-Ċena. Realizzata poco più di venticinque anni fa, si ispira alle antiche tradizioni con l’intento di offrire una ricostruzione più fedele alla consuetudine ebraica del tempo. Quel pasto, infatti, era la commemorazione della Pasqua ebraica, celebrata alla vigilia dell’esodo dall’Egitto; Gesù Cristo le conferì un significato nuovo quando, in quell’occasione memorabile, istituì il Sacramento dell’Eucaristia.

La Tavola di Lija privilegia l’aspetto storico e simbolico rispetto a quello scenografico: è un’esposizione religioso-culturale, sobria nei colori ma ricca di significato. La tavola, disposta a forma di U, presenta al capo il posto dell’ospite d’onore, dove si trova un unico calice di terracotta. Esso contiene una miscela di due parti d’acqua e una di vino, in memoria del calice consacrato da Gesù nel Suo Sangue; durante il pasto veniva fatto circolare quattro volte tra i commensali. Accanto vi è l’agnello arrostito, completo di testa e interiora, senza alcun osso spezzato. Sono presenti anche altri elementi del pasto rituale ebraico: le erbe amare, indivia e cicoria cotte con fichi secchi e pomodori fino a ottenere una consistenza compatta, il pane azzimo, piatto e rotondo, simbolo della partenza frettolosa degli Ebrei dall’Egitto, e l’haroseth, una salsa a base di frutta secca, vino e spezie. Completano l’allestimento datteri, uova e melagrane, probabilmente introdotti nella tradizione nel corso dei secoli.


Ai lati si trovano una grande brocca d’acqua, una bacinella e un asciugamano di lino; sulla tavola sono disposti anche una brocca più piccola e un bacile, destinati al lavaggio rituale delle mani, mentre gli altri strumenti richiamano il lavaggio dei piedi degli apostoli. Scodelle in terracotta per le briciole, lampade a olio, unico mezzo di illuminazione dell’epoca, e panche ricoperte da tessuti intrecciati che evocano i letti sui quali i commensali erano reclinati completano la scena. Sul lato destro si trova una riproduzione della Torah, il libro della Legge ebraica, accanto alla menorah, il candelabro a sette bracci, simbolo della presenza divina. Piccole targhe riportano i nomi degli Apostoli. La replica è allestita nell’antica chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, risalente agli inizi del XVI secolo, prezioso esempio di architettura sacra. Durante la celebrazione le luci vengono spente, lasciando spazio alla tenue luminosità delle lampade a olio e della menorah, mentre un fascio di luce si concentra sul calice solitario. Il silenzio è interrotto da un canto gregoriano che prepara i presenti a una meditazione guidata. La cerimonia di apertura e benedizione si configura come una veglia di preghiera, con inni, letture bibliche e riflessioni spirituali, volta a conferire maggiore profondità alla commemorazione. Al termine vengono offerti vino e pane, in memoria dell’evento originario.
Quando l’idea di organizzare questa replica venne a padre Alfred Xuereb, allora parroco di Lija, fu accolta con entusiasmo, ma ancora oggi essa attira numerosi fedeli e visitatori, offrendo un’occasione di raccoglimento e di preghiera.
Foto di Martin Ullreich




