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Alla scoperta del Monastero di Santa Caterina a Valletta

Passeggiando per l’iconica Republic Street a Valletta, superato il magnifico Palazzo del Gran Maestro, l’attenzione è catturata da un’indicazione con la scritta “Misterium Fidei”. Seguendola si gira a sinistra in una piccola via su cui si affaccia il prestigioso edificio del Monastero di Santa Caterina, in cui vivono le monache di clausura del Secondo Ordine di S.Agostino.

Il Monastero di Santa Caterina

Il Monastero è stato chiuso al pubblico per ben 400 anni. Da poco tempo è possibile visitarne la parte inferiore, per scoprire come hanno vissuto le Sorelle nel corso dei secoli. Si avrà così il privilegio di ammirare il bellissimo giardino interno al chiostro, su cui si aprono varie stanze in cui le monache hanno svolto le loro attività quotidiane, senza alcun contatto col mondo esterno. Il Monastero di Santa Caterina fu fondato nel 1580, grazie alla donazione del marchese Giovanni Vasco Oliviero e di sua moglie Katerina in seguito alla guarigione del figlio dalla peste.


La coppia donò la propria casa, Casa Vanilla ed acquistò altre proprietà vicine per ospitare le “Orfanelle della Misericordia” che avevano deciso di diventare monache di clausura e si prendevano cura dei bambini bisognosi. “Omnia ad Deum” (tutto per Dio), un voto che le suore non infrangeranno mai durante la loro vita. Appena entrati si accede al chiostro. L’attenzione è senz’altro catturata dal giardino, ricco di piante profumate, fiori e alberi da frutto, da cui le monache ricavavano il sostentamento. Il silenzio regna sovrano. L’unico suono è quello dello zampillio dell’acqua dalla fontana al centro del giardino, cosicché pure il visitatore come le monache, si trova in una dimensione distaccata dal mondo esterno.

Le stanze del monastero

Le varie stanze adiacenti al chiostro, sono ben segnalate da pannelli illustrativi ed è possibile anche una spiegazione dettagliata attraverso un’audioguida disponibile in diverse lingue. Il tour offre l’affascinante scoperta della vita delle monache nel corso dei secoli, un’esistenza fatta di duro lavoro, intensa preghiera e cura dei bisognosi. La prima stanza che si visita è quella dove le monache lavavano i vestiti e tutta la biancheria come pure i tessuti usati per le celebrazioni. C’era molto da lavare. È interessante notare che le pareti erano fornite di un serbatoio per immagazzinare l’acqua piovana, in modo che le suore potessero usufruire facilmente dell’acqua, senza doverla trasportare. La riserva di acqua piovana, utilizzata ancora oggi, è collegata al pozzo principale in modo da conservare quanta più acqua possibile.


Durante la visita alla scoperta dei segreti del Monastero, si possono vedere le semplici stanze dove alloggiavano le monache: un piccolo letto, un comò usato anche come scrivania, un inginocchiatoio e un catino con brocca. Queste camere rappresentano la testimonianza della povertà e della semplicità in cui le monache vivevano e vivono ancora oggi, nella loro vita dedicata a Dio.


Altre camere invece erano destinate alle ragazze considerate immorali per l’epoca, esse venivano portate con la forza al Monastero dalla famiglia. Una di queste ragazze era la nipote del Gran Maestro Manuel Pinto de Fonseca. Nel Monastero si trovò talmente bene da prendere lei stessa i voti. La visita prosegue con le stanze adibite alla preparazione del cibo che avveniva di buon’ora dopo le preghiere. Si possono vedere anche i tre forni in cui il cibo veniva cotto, uno di essi funziona ancora oggi.


Visitando questi ambienti caratterizzati dagli arredi dell’epoca ci si immerge pienamente nella vita del Monastero e davanti agli occhi sembra svolgersi un film sulla vita delle monache. Sono luoghi semplici ma funzionali, in cui il tempo pare essersi davvero fermato, essi sono la testimonianza concreta della vita del Monastero di Santa Caterina. Una stanza molto affascinante è quella dove si lavorava per ricavare l’acqua di melissa, utilizzata per alleviare il mal di stomaco. La pianta era coltivata nel giardino, la foglia era schiacciata e mescolata con vino rosso, chiodi di garofano e altre erbe. La melissa emanava un aroma molto gradevole di limone. Le sue foglie erano molto apprezzate anche per profumare gli armadi, così il suo profumo si diffondeva dolcemente negli ambienti. Il Monastero rappresenta la testimonianza storica non solo della vita terrena delle monache ma anche della loro dimensione ultraterrena. Infatti all’interno vi è addirittura la Camera funeraria: il luogo di sepoltura delle suore che vivevano qui.


Prima di entrare nei mistici ambienti della sepoltura si passa per l’anticamera in cui al centro vi è la statua della Vergine Maria. Sulla destra la statua di Santa Caterina e a sinistra quella di San Giovanni. Ai piedi della statua di Santa Caterina si trovano una ruota e la testa di un ottomano. La raffigurazione della ruota è dovuta al martirio della santa. La testa invece rappresenta la lotta contro gli ottomani, missione principale dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni cui il Monastero era molto legato. Diversi cavalieri infatti furono benefattori del Monastero. Superata l’anticamera si entra nella Camera funeraria dove tante fotografie delle monache, con la rispettiva data di morte sono appoggiate sui sepolcri di pietra, perimetrali alla stanza. In fondo al centro vi è un catafalco. Veniva allestito in speciali occasioni come per un defunto illustre oppure nel mese di novembre o durante la Quaresima. Sui due lati del catafalco si trovano due piccole bare. Contengono i resti del marchese Giovanni Vasco Oliviero e di suo figlio che si salvò dalla peste. L’inumazione in questa camera fu interrotta negli anni ’70 quando sono state introdotte nuove norme. Successivamente però è stata ripristinata purché nel rispetto delle norme igieniche. Uno spazio è dedicato esclusivamente a Suor Marija Koncetta, nata a Siggiewi nel 1911 ed entrata nel Monastero nel 1935. Questa suora morì nel 1950, nel giorno da lei predetto, ed è in attesa del processo di beatificazione.


Il Monastero di Santa Caterina racchiude quindi tutta l’essenza del percorso di vita delle monache fino all’ultimo giorno e alla speranza dell’incontro con Dio. La sua visita costituisce un’esperienza davvero unica, senza dubbio diversa e lontana dai soliti circuiti turistici, in cui scoprire l’immensa ricchezza spirituale della vita monastica e i suoi valori aldilà del tempo trascorso.

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