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L-Imnarja: la festa più antica di Malta

L-Imnarja, cade ogni anno tra il 28 e il 29 giugno. È una notte a Malta in cui il tempo si ferma. Non per magia, ma per scelta, perché c’è ancora chi vuole dormire sotto le stelle di Buskett, con un bicchiere di vino locale in mano, il profumo del coniglio in umido nell’aria e una voce che canta il għana, quella musica popolare maltese che assomiglia a un lamento e a una promessa insieme.

Il nome è la trasformazione maltese di luminara. Non è un caso, infatti, per secoli la cultura italiana ha permeato queste isole, e anche i nomi delle feste più antiche portano quella traccia. L’origine è pagana, legata alle celebrazioni romane della luce, poi assorbita dal calendario cristiano come festa dei Santi Pietro e Paolo. Candele, torce, falò: era questo il modo in cui i maltesi manifestavano la loro gioia. Da qui, luminaria. Da qui, Imnarja.

Più antica dei Cavalieri

Le prime testimonianze scritte risalgono al XVI secolo, al periodo dei Cavalieri di San Giovanni. Ma le radici affondano ancora più lontano, nell’epoca romana, quando la luminaria era un rito pagano in onore della luce. Malta, come sempre, ha preso ciò che veniva da fuori e lo ha reso irriconoscibilmente suo.

La notte di Buskett

Il cuore della festa è Buskett Gardens, l’unico vero bosco di Malta, un’oasi di pini, carrubbi e aranci che i Cavalieri avevano fatto costruire come riserva di caccia privata. Ogni 28 giugno, migliaia di famiglie maltesi invadono questo bosco con coperte, ceste, strumenti musicali e enormi pentole di fenkata, il coniglio in umido, piatto simbolo dell’isola. Si mangia, si canta, si balla. Molti restano fino all’alba. Dal 1854, a Buskett si tiene anche una mostra agricola: animali da cortile, formaggi, miele, ortaggi dalle forme impossibili. Una tradizione nata per valorizzare il raccolto che ha contribuito, più di qualsiasi campagna turistica, a tenere viva la festa nei secoli.

Il Palio che il Gran Maestro guardava dal balcone

Il 29 giugno, nel pomeriggio, la scena si sposta fuori dalle mura di Mdina. In una strada di campagna chiamata Triq it-Tiġrija, letteralmente “via della corsa”, si svolge il Palju, una gara di cavalli e asini che ha radici ancora più antiche dei Cavalieri stessi. Il premio è uno stendardo intessuto di broccato. Un tempo era il Gran Maestro in persona a consegnarlo, affacciato dalla loġġa tal-Palju costruita nel 1696. Oggi quel balcone non esiste più, ma la corsa sì.

L-Imnarja non è una festa per turisti. Non ci sono palchi luminosi, non ci sono gadget. C’è Malta nella sua forma più autentica: rurale, festosa, profondamente radicata in tutto ciò che l’ha attraversata, romani, arabi, normanni, cavalieri, inglesi, senza mai smettere di essere sé stessa. Se siete sull’isola il 28 giugno e sentite odore di coniglio in umido provenire da un bosco, seguitelo. Troverete Malta che festeggia come ha sempre fatto: con il fuoco, la musica e il vino.

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