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Il MUŻA di Valletta: un gioiello nel cuore barocco di Malta

Camminare per Valletta è un’esperienza che cattura i sensi ad ogni passo. Palazzi storici dall’intonaco a tratti eroso si alternano a edifici sapientemente restaurati, dove cornicioni, figure scolpite sui frontoni e balconi in legno dipinto raccontano secoli di storia. La città, arroccata su una lingua rocciosa che si protende nel mare, non è sempre comoda da percorrere, ma ogni salita, ogni scalinata vale la fatica.

Tra i tanti gioielli che custodisce, uno dei meno conosciuti dai turisti è il MUŻA, il Mużew Nazzjonali tal-Arti, ovvero il Museo Nazionale d’Arte Comunitaria. Un peccato, perché si tratta di una delle esperienze culturali più belle e complete che Malta possa offrire. Il museo ha trovato casa, dal 2018, nell’Auberge d’Italie, uno degli edifici più iconici della capitale. Costruita a più riprese nel XVI secolo su progetto di Girolamo Cassar per ospitare i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni appartenenti alla langue d’Italia, la struttura fu profondamente trasformata alla fine del Seicento, durante il magistero di Gregorio Carafa, acquisendo la veste barocca che ancora oggi la caratterizza. Dopo l’espulsione dell’Ordine nel 1798, l’edificio ha vissuto vite parallele: quartier generale militare, mensa per ufficiali, tribunale, ufficio postale, scuola d’arte. Una costruzione che resta sempre al centro della vita della città.


Oggi, questo splendido palazzo barocco è il cuore pulsante della collezione nazionale maltese, iniziata nel 1923 grazie al primo curatore di belle arti Vincenzo Bonello, capace di acquisire opere di grande qualità tanto sul mercato locale quanto a Londra e in Italia, spesso a prezzi ancora accessibili. A lui si sono affiancati nel tempo lasciti privati e donazioni di cittadini animati da genuino spirito civico. Al piano terreno del MUŻA, dopo la biglietteria, che offre diverse opzioni,  si trovano una caffetteria accogliente e un bookshop con guide e prodotti legati all’heritage locale. Il perfetto punto di sosta prima o dopo la visita.

La quadreria d’ingresso del MUŻA, presenta dipinti di artisti maltesi del primo Novecento e del dopoguerra; sulle scale, alcune opere contemporanee danno già un assaggio della vivacità della scena artistica locale. Al primo piano il viaggio nel tempo comincia davvero. Si parte da manufatti preistorici e reperti archeologici, per poi immergersi in una straordinaria collezione pittorica che scorre dal Medioevo fino all’Ottocento. I dipinti di soggetto sacro di influenza toscana e rinascimentale lasciano il posto alle grandi tele del Seicento, dove aleggia chiaramente l’influenza di Caravaggio, non a caso, una tela esposta porta ancora con sé l’interrogativo sull’attribuzione al maestro stesso. Seguono opere di Guido Reni, Valentin de Boulogne, Giuseppe Ribera, Matthias Stom, Carlo Maratta e Bernardo Strozzi: nomi che da soli valgono la visita.

La collezione vanta la più grande raccolta al mondo di dipinti di Mattia Preti (1613–1699), pittore barocco originario della Calabria e Cavaliere dell’Ordine di Malta, che contribuì anche alla trasformazione degli interni della Cattedrale di San Giovanni. Accanto a lui, grandi tele dai colori sontuosi che richiamano la lezione di Tiziano, vedute a volo d’uccello di Valletta, delle Tre Città, e scene di epiche battaglie navali. Disposti tra i dipinti, suppellettili che abbellivano le tavole dei Cavalieri, argenterie, mappe antiche di rara bellezza e qualche pubblicazione destinata ai viaggiatori del passato: piccoli documenti che ci ricordano come Malta abbia affascinato gli europei da sempre.


Al MUŻA, un’intera sezione è dedicata alle carte geografiche antiche e all’argenteria ecclesiastica, con un calice parigino del XV secolo di straordinaria rarità. I mobili e i manufatti in maiolica, per lo più di produzione siciliana, testimoniano la permeabilità culturale e stilistica tra l’isola e l’Italia.

Al mezzanino, una scena domestica ricostruita con mobili, abiti, orologi, ventagli, orecchini e pettini racconta la vita quotidiana di epoche lontane con sorprendente intimità. La visita prosegue con una sezione dedicata ai paesaggi, alcuni di straordinaria suggestione, e ai disegni preparatori per le statue delle chiese locali. Spicca un bellissimo acquerello di Joseph Mallord William Turner (1775–1851) raffigurante il Grand Harbour, accompagnato da opere di Edward Lear (1812–1888) e Louis Ducros (1748–1810). La Scuola olandese e fiamminga è ben rappresentata, ma a colpire sono anche le “opere minori”: le prime caricature politiche pubblicate a Malta nel Novecento, testimonianze preziose di un’arte popolare che racconta la storia locale da una prospettiva unica. Di nuovo al piano terreno, il percorso si chiude con un omaggio alla scultura maltese del primo Novecento. Protagonista assoluto è Antonio Sciortino (1879–1947), formatosi a Roma nella prima metà del secolo, il cui talento si è nutrito del grande classicismo italiano per restituire forme di modernità sorprendente. Tra le opere esposte spiccano SpeedRhythmi Vitae, il gruppo dedicato ai Fratelli Wright e, soprattutto, The Dancer Nina de Vetlina, di una grazia e di una leggerezza che lasciano senza parole. Accanto a lui, Melchiorre Gafà (1636–1667), con la sua scultura barocca di altissimo livello. Una sezione è spesso riservata a installazioni d’arte contemporanea, a dimostrazione di quanto la comunità artistica maltese sia ancora oggi viva, curiosa e capace di sorprendere.

Vale la pena?

Assolutamente sì. Il MUŻA non è solo un museo: è un racconto stratificato dell’identità maltese, costruito attraverso capolavori europei e tesori locali, grandi nomi e opere “minori” che insieme formano un mosaico culturale di rara ricchezza. Un posto che merita molto più dei pochi minuti che molti visitatori gli dedicano passando per Valletta.

Foto pagina facebook MUŻA

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