18 luglio 1610: esattamente 410 anni fa si spegneva Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. La sua esistenza irrequieta, segnata da crimini, condanne, partenze ed esili è nota ai più. Così come la sua arte, rivalutata a partire dal XX secolo, che ha influenzato le correnti e gli stili dal barocco in poi.

Michelangelo Merisi e la sua breve e intensa permanenza a Malta

Come tutti sappiamo, Caravaggio visse anche a Malta per circa 2 anni, dal 1607 all’ottobre del 1608. Sul suo capo pendeva una condanna a morte per un omicidio, dunque, il suo obiettivo era ottenere l’immunità. Proprio per questo si avvicinò e conquistò le grazie di Alof de Wignacourt, al quale fece anche un ritratto, o meglio, un elogio. Nel dipinto, olio su tela, il Gran Maestro dei Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, infatti, indossa l’armatura. Dunque, il Merisi intende lodare la sua vita spesa nella lotta per la fede. A destra del cavaliere, un fanciullo che gli porge l’elmo. Il ritratto fu inviato in Francia e l’Ordine dei Cavalieri non lo volle più indietro, e ora capirete perché. Attualmente è conservato nel Museo del Louvre di Parigi.

Caravaggio: il ritratto di Alof
Il ritratto di Alof de Wignacourt. Pubblico Dominio

Nel giro di poco tempo Michelangelo ottenne il riconoscimento di “Cavaliere di Grazia”. Ma il tanto agognato privilegio durò ben poco. Ebbe una lite con un cavaliere di rango superiore e fu imprigionato nel carcere di Sant’Angelo a La Valletta. Vennero fuori la sua condanna alla decapitazione, le sue menzogne sul luogo di nascita. Aveva, però, sempre un asso nella manica e, non si sa come, riuscì a evadere dal carcere e rifugiarsi nella vicina Sicilia. Inutile dire che seguì l’espulsione dall’ordine. La motivazione: “membro fetido e putrido, riporta Giuliano Capecelatro in Tutti i miei peccati sono mortali.
Ad ogni modo, nonostante la sua permanenza sull’isola fu breve, ebbe tempo e modo di lasciare due opere meravigliose, entrambe conservate a La Valletta nella Concattedrale di San Giovanni ed entrambe realizzate nel 1608. Si tratta della Decollazione di San Giovanni Battista e San Girolamo Scrivente.

La decollazione di San Giovanni Battista, il quadro più grande di Caravaggio

Stando alle dimensioni – 361×520 cm – è il dipinto più grande dell’opus di Caravaggio. Si tratta di un olio su tela commissionato al Merisi dalla Compagnia della Misericordia e attualmente collocato nell’Oratorio di San Giovanni Battista dei Cavalieri nella Concattedrale di San Giovanni. Caravaggio aveva appena ottenuto l’onore della Croce di Malta e da poco nominato Cavaliere di Grazia. Per tali motivi firmò la tela, si narra, con il sangue fuoriuscito dalla testa del santo protagonista del ritratto. E davanti a questa tela fu letta la bolla della sua espulsione dall’Ordine.

Caravaggio: La decollazione di San Giovanni Battista
La decollazione di San Giovanni Battista. Pubblico Dominio.

L’opera rappresenta la decapitazione di San Giovanni Battista. Il santo si trova a terra, con le mani legate dietro e con addosso una tunica rossa che lascia scoperta gran parte del corpo. Vicino a lui, il suo aguzzino che con una mano tiene ferma la testa e con l’altra, nella quale cinge un pugnale, detto “misericordia”, si prepara a sferrare l’ultimo colpo. C’è, poi, il carceriere che guarda indifferente la scena. Al suo fianco, una signora vestita di nero che, disperata e inorridita, si tiene il volto tra le mani. E di fronte al corpo quasi esamine una giovane fanciulla con in mano una bacinella pronta a raccogliere la testa di Giovanni Battista. Ad assistere alla decollazione, anche due carcerati da dietro le sbarre.

Altri elementi fondamentali sulla scesa sono la corda legata a un anello sulla parete e la spada vicino alla testa del Santo, con cui, probabilmente, fu inflitto il primo colpo. Tratto distintivo delle opere del Caravaggio è il sapiente utilizzo della delle luci e delle ombre. Anche in questo caso l’ambiente tetro e cupo è immerso nella penombra. Mentre abbagli di luce, che si lascia intendere provengano da un’apertura laterale, illuminano di striscio i corpi dei personaggi.

San Girolamo scrivente

Soggetto della tela è anche questa volta un santo di primaria importanza nella Chiesa Cattolica: San Girolamo, colui che ha tradotto la Bibbia dal greco al latino. Il santo, barbuto e anziano, si trova in un piccola cella monastica. Seduto su un letto e poggiato su un tavolo di legno, è intento a scrivere un libro. La parte superiore del corpo è priva di vesti, mentre il ventre e le gambe sono coperte da una toga rossa. Il corpo è dipinto in una posizione alquanto scomoda: il busto ruotato verso destra e la gamba destra girata verso sinistra.

Il dipinto di San Girolamo
San Girolamo scrivente. Pubblico Dominio.

Per questo quadro il Caravaggio ha usato pochissimi colori: il rosso e varie tonalità del marrone, rosa e del bianco. Anche qui il magistrale gioco di luci e ombre per estrapolare al massimo l’intensità psicologica del protagonista. L’olio su tela misura 117×157 cm ed è incorniciato da legno dorato e ornato. Il committente fu Ippolito Malaspina, un alto funzionario dello Stato monastico dei Cavalieri di Malta. Il dipinto non è sempre stato nella Concattedrale, poiché è stato oggetto di varie mostre temporanee. Nel 1984 fu rubato ma ritrovato quattro anni dopo.

410 anni fa morì Caravaggio. Malta conserva due suoi capolavori ultima modifica: 2020-07-18T09:00:00+02:00 da Serena Villella

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