Con grande orgoglio per il nostro Paese, la Cucina Italiana è stata riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, un tributo che va ben oltre il valore gastronomico delle sue ricette. È un riconoscimento alla cultura della tavola come espressione di identità, memoria, convivialità e trasmissione dei saperi tra generazioni. L’Accademia Italiana della Cucina ha celebrato questo importante riconoscimento organizzando, in tutte le sue numerose sedi nel mondo, una conviviale dedicata all’occasione. A Malta, l’evento si è svolto presso il ristorante Picasso. La serata ha rappresentato un momento di particolare significato per la delegazione , che ha voluto rendere omaggio alla grande tradizione culinaria italiana attraverso un percorso gastronomico raffinato e profondamente evocativo.

Ad aprire l’incontro è stata la delegata dell’Accademia Italiana della Cucina per Malta, Massimiliana Tomaselli. Ha introdotto la serata con parole di apprezzamento e di orgoglio, richiamando il valore della cucina italiana come straordinario veicolo di cultura, identità e dialogo. Il suo intervento ha sottolineato come questo riconoscimento UNESCO consacri non solo l’eccellenza dei piatti italiani, ma soprattutto il rito sociale della tavola, inteso come spazio di incontro, educazione al gusto e custodia delle tradizioni.

La proposta gastronomica della serata è stata ideata dallo chef Claudio Schiavone, che ha realizzato un percorso gastronomico concepito con equilibrio e sensibilità, nel quale la varietà regionale italiana si è espressa con coerenza, eleganza e gusto.
Il menu della conviviale
Il menu si è aperto con una selezione di pani artigianali — il pane sciocco toscano e u’ pani ri casa siciliano — già significativa nel richiamare la ricchezza delle tradizioni locali. Gli stuzzichini hanno accompagnato gli ospiti in un itinerario attraverso l’Italia: dalla pappa al pomodoro toscana al supplì all’amatriciana laziale, dalla parmigiana di melanzane campana al cappon magro ligure, in una successione di assaggi che ha saputo evocare territori, memorie e consuetudini.
L’antipasto, con le alici in saor del Veneto, ha introdotto con garbo il cuore del percorso.


I primi piatti hanno poi dato voce a due identità profondamente diverse ma ugualmente emblematiche: il risotto alla milanese, sobrio e nobile nella sua classicità, e i Culurgiones , che hanno portato in tavola il respiro più intimo e ancestrale della Sardegna. Lo sgroppino anni ’80 ha rappresentato una piacevole pausa di spirito e leggerezza. Il secondo, brasato di guancia di vitello al lambrusco, ha espresso con intensità e finezza la generosa tradizione emiliana.


A chiudere, il biancomangiare alle mandorle, seguito dalla piccola pasticceria — pralina al tiramisù, cassatina e cannolo di ricotta — ha consegnato agli ospiti un finale di grande grazia, nel segno della dolcezza e della memoria.


I piatti del menu sono stati presentati da Massimiliana Tomaselli e dagli accademici, Giovanni Stefanelli, Fernando Ferrari, Nerio Buzio, Pierpaolo Marano, Luca Boetti, Paola Stranges, Ramiro Cali-Corleo. Hanno arricchito la serata con spunti culturali, Giovanni Costantino e Marino Egisto Paolucci. Un ringraziamento speciale a Emanuele Valerio, assistente dello chef Claudio Schiavone, a Maurizio Coco patron del ristorante e a Samuele Di Lecce maitre.
Nel corso della conviviale sono stati nominati accademici Daniela Primiani,
Giovanni Stefanelli e Nerio Bruzio. È stata inoltre conferita la nomina di accademica ad honorem a Valentina Setta, ambasciatrice d’Italia a Malta.





